sábado, 1 de novembro de 2008
sábado, 4 de outubro de 2008
E LULA VA...ANCHE IN ITALIA !
La prossima visita del Presidente Lula in Italia cade in un momento particolarmente difficile per l’economia italiana ed estremamente positivo per quella brasiliana.
E’ molto grande l’aspettativa per la prossima visita del Presidente Lula in Italia.
Una visita “di Stato” come si definiscono in gergo diplomatico le visite ufficiali di un Capo di Stato in un paese straniero.
Il viaggio di Lula a Roma, in effetti, cade in un momento molto particolare e potrebbe rappresentare un’occasione unica per rilanciare i rapporti tra i due Paesi, soprattutto sul piano economico e commerciale.
Un anno e mezzo fa era stato il Capo del Governo italiano, Romano Prodi, a venire in Brasile; in alcuni di noi e’ ancora vivo l’incontro con la comunita’ italiana a San Paolo e la successiva firma, a Brasilia, di un dettagliato protocollo di intesa composto da ventisei articoli; il documento poneva l’accento, nella sua premessa, sulla grande e storica presenza della collettivita’ italiana in Brasile e si articolava intorno ai principali settori di sviluppo delle relazioni bilaterali, con una particolare enfasi su quello energetico e delle infrastrutture.
La visita di Prodi non era un fatto isolato, inserendosi nel quadro del grande impulso che il Governo italiano stava dando alle relazioni con il Sudamerica, dopo il precedente quinquennio guidato dal centro-destra di Berlusconi (2001-2006) segnato da una scarsissima attenzione proprio ai rapporti con questo continente.
Oggi Berlusconi e’ nuovamente a Capo del Governo italiano e ci si aspetterebbe, anche alla luce della crisi italiana e della forte crescita del Brasile, un cambio di registro.
La speranza, cioe’, e’ che anche se la visita del Presidente brasiliano in Italia e’ in qualche modo il risultato del grande lavoro diplomatico portato avanti dall’allora Ministro degli Esteri D’Alema, l’Italia del 2008 sappia cogliere appieno la grande opportunita’ costituita dalle prossime giornate italiane di Lula.
La scelta di visitare - oltre naturalmente a Roma - le citta’ di Torino e Milano e’ indicativa del “taglio” che il Governo brasiliano vuole dare a questo viaggio: un forte impulso all’interscambio commerciale ed alle relazioni economiche tra i due Paesi, che - a detta di tutti gli osservatori - possono andare molto al di la’ dell’attuale livello (significativo ma non straordinario).
E’ chiaro che ci si aspetta anche un nuovo impulso ai rapporti istituzionali tra i due Paesi; e qui vogliamo sperare che l’Italia, contrariamente a quanto fatto in questi ultimi mesi, voglia sostenere con forza l’ingresso delle nuove potenze emergenti – Brasile in testa – all’interno dell’ormai vecchio gruppo dei “G8”, non piu’ rappresentativo del nuovo scenario geopolitico e geoeconomico mondiale.
La recente drammatica esperienza dell’Alitalia dovrebbe poi avere insegnato al nostro Paese, una volta per tutte, che nessuno – e in primo luogo l’Italia, che non dispone di grandi risorse naturali ed energetiche – puo’ vivere piu’ di rendita; soprattutto nessuno puo’ basare la propria crescita ed il proprio sviluppo sulle proprie forze e la propria storia, anche se si tratta di una nazione importante come l’Italia.
Per troppi anni l’Italia ha goduto, in un certo qual modo, di tale posizione di rendita; la posizione geografica, la storia millenaria, il possesso di gran parte del patrimonio storico e culturale dell’umanita’ sembravano di per se’ garantire allo “stivale” una fortuna perenne ed un ruolo sempre centrale nel novero delle potenze mondiali.
Oggi tutto questo non basta piu’, e non e’ nemmeno piu’ sufficiente da sola la grande forza trascinante del sistema italiano delle piccole e medie imprese, vere protagoniste del “miracolo economico” che nei decenni trascorsi aveva sospinto in alto il nostro PIL.
Oggi, lo ripeto, sappiamo che questo non basta piu’.
La vicenda Alitalia ha confermato alcuni vizi antichi del “Sistema Italia” e una certa fatalista e narcisistica tendenza al “fare da se’”, quando non la napoletana filosofia del “tirammo innanze”…
L’Italia non ci sarebbe piu’, economicamente parlando, fuori dall’Euro e dall’Europa; e questo nonostante sia diffusissima tra gli italiani l’opinione contraria, ossia che la moneta unica europea ha fatto male e non bene al Paese.
L’Italia non ci sara’ piu’, economicamente e demograficamente parlando, se non sapra’ aprirsi con saggezza e intelligenza al Mondo.
E in questo sforzo, ci sia permesso di dirlo come italiani all’estero, sono proprio gli italiani che sono nel Mondo a poter dare un contributo decisivo.
Tanto alle politiche di integrazione a favore dei tanti stranieri che entrano tutti gli anni all’interno dei nostri confini, quanto alle potenzialita’ di sviluppo e di crescita, che potrebbero essere accentuate da una positiva valorizzazione delle nostre grandi comunita’ di italiani e italo-discendenti.
Purtroppo non sembra essere questa la strada imboccata dall’attuale governo italiano: la chiusura e a volte la repressione nei confronti dell’immigrazione straniera e la scarsissima attenzione data alle politiche per gli italiani nel mondo hanno caratterizzato negativamente proprio i primi mesi del nuovo mandato di Berlusconi.
Noi che crediamo in questi valori non ci arrendiamo; e dico questo perche’ sono convinto che e’ in primo luogo l’Italia ad avere bisogno dei tanti milioni di italiani all’estero, piu’ che il contrario.
Passare, lo abbiamo detto piu’ volte, dalla voce “spese” a quella “investimenti”: solo cosi’ sara’ possibile invertire una tendenza culturale, prima che di politica economica, che in questi mesi e’ apparsa quasi irreversibile.
La visita del Presidente Lula potrebbe essere un tassello importante e forse decisivo per chi crede e porta avanti queste convinzioni: si tratta, in fin dei conti, del Presidente del Paese dove vive la piu’ grande comunita’ di italo-discendenti al mondo e di una delle potenze economiche che piu’ cresce e si sviluppa, in settori strategicamente interessanti se non addirittura complementari per l’economia italiana.
Buon viaggio, Presidente, e in bocca al lupo…!
E’ molto grande l’aspettativa per la prossima visita del Presidente Lula in Italia.
Una visita “di Stato” come si definiscono in gergo diplomatico le visite ufficiali di un Capo di Stato in un paese straniero.
Il viaggio di Lula a Roma, in effetti, cade in un momento molto particolare e potrebbe rappresentare un’occasione unica per rilanciare i rapporti tra i due Paesi, soprattutto sul piano economico e commerciale.
Un anno e mezzo fa era stato il Capo del Governo italiano, Romano Prodi, a venire in Brasile; in alcuni di noi e’ ancora vivo l’incontro con la comunita’ italiana a San Paolo e la successiva firma, a Brasilia, di un dettagliato protocollo di intesa composto da ventisei articoli; il documento poneva l’accento, nella sua premessa, sulla grande e storica presenza della collettivita’ italiana in Brasile e si articolava intorno ai principali settori di sviluppo delle relazioni bilaterali, con una particolare enfasi su quello energetico e delle infrastrutture.
La visita di Prodi non era un fatto isolato, inserendosi nel quadro del grande impulso che il Governo italiano stava dando alle relazioni con il Sudamerica, dopo il precedente quinquennio guidato dal centro-destra di Berlusconi (2001-2006) segnato da una scarsissima attenzione proprio ai rapporti con questo continente.
Oggi Berlusconi e’ nuovamente a Capo del Governo italiano e ci si aspetterebbe, anche alla luce della crisi italiana e della forte crescita del Brasile, un cambio di registro.
La speranza, cioe’, e’ che anche se la visita del Presidente brasiliano in Italia e’ in qualche modo il risultato del grande lavoro diplomatico portato avanti dall’allora Ministro degli Esteri D’Alema, l’Italia del 2008 sappia cogliere appieno la grande opportunita’ costituita dalle prossime giornate italiane di Lula.
La scelta di visitare - oltre naturalmente a Roma - le citta’ di Torino e Milano e’ indicativa del “taglio” che il Governo brasiliano vuole dare a questo viaggio: un forte impulso all’interscambio commerciale ed alle relazioni economiche tra i due Paesi, che - a detta di tutti gli osservatori - possono andare molto al di la’ dell’attuale livello (significativo ma non straordinario).
E’ chiaro che ci si aspetta anche un nuovo impulso ai rapporti istituzionali tra i due Paesi; e qui vogliamo sperare che l’Italia, contrariamente a quanto fatto in questi ultimi mesi, voglia sostenere con forza l’ingresso delle nuove potenze emergenti – Brasile in testa – all’interno dell’ormai vecchio gruppo dei “G8”, non piu’ rappresentativo del nuovo scenario geopolitico e geoeconomico mondiale.
La recente drammatica esperienza dell’Alitalia dovrebbe poi avere insegnato al nostro Paese, una volta per tutte, che nessuno – e in primo luogo l’Italia, che non dispone di grandi risorse naturali ed energetiche – puo’ vivere piu’ di rendita; soprattutto nessuno puo’ basare la propria crescita ed il proprio sviluppo sulle proprie forze e la propria storia, anche se si tratta di una nazione importante come l’Italia.
Per troppi anni l’Italia ha goduto, in un certo qual modo, di tale posizione di rendita; la posizione geografica, la storia millenaria, il possesso di gran parte del patrimonio storico e culturale dell’umanita’ sembravano di per se’ garantire allo “stivale” una fortuna perenne ed un ruolo sempre centrale nel novero delle potenze mondiali.
Oggi tutto questo non basta piu’, e non e’ nemmeno piu’ sufficiente da sola la grande forza trascinante del sistema italiano delle piccole e medie imprese, vere protagoniste del “miracolo economico” che nei decenni trascorsi aveva sospinto in alto il nostro PIL.
Oggi, lo ripeto, sappiamo che questo non basta piu’.
La vicenda Alitalia ha confermato alcuni vizi antichi del “Sistema Italia” e una certa fatalista e narcisistica tendenza al “fare da se’”, quando non la napoletana filosofia del “tirammo innanze”…
L’Italia non ci sarebbe piu’, economicamente parlando, fuori dall’Euro e dall’Europa; e questo nonostante sia diffusissima tra gli italiani l’opinione contraria, ossia che la moneta unica europea ha fatto male e non bene al Paese.
L’Italia non ci sara’ piu’, economicamente e demograficamente parlando, se non sapra’ aprirsi con saggezza e intelligenza al Mondo.
E in questo sforzo, ci sia permesso di dirlo come italiani all’estero, sono proprio gli italiani che sono nel Mondo a poter dare un contributo decisivo.
Tanto alle politiche di integrazione a favore dei tanti stranieri che entrano tutti gli anni all’interno dei nostri confini, quanto alle potenzialita’ di sviluppo e di crescita, che potrebbero essere accentuate da una positiva valorizzazione delle nostre grandi comunita’ di italiani e italo-discendenti.
Purtroppo non sembra essere questa la strada imboccata dall’attuale governo italiano: la chiusura e a volte la repressione nei confronti dell’immigrazione straniera e la scarsissima attenzione data alle politiche per gli italiani nel mondo hanno caratterizzato negativamente proprio i primi mesi del nuovo mandato di Berlusconi.
Noi che crediamo in questi valori non ci arrendiamo; e dico questo perche’ sono convinto che e’ in primo luogo l’Italia ad avere bisogno dei tanti milioni di italiani all’estero, piu’ che il contrario.
Passare, lo abbiamo detto piu’ volte, dalla voce “spese” a quella “investimenti”: solo cosi’ sara’ possibile invertire una tendenza culturale, prima che di politica economica, che in questi mesi e’ apparsa quasi irreversibile.
La visita del Presidente Lula potrebbe essere un tassello importante e forse decisivo per chi crede e porta avanti queste convinzioni: si tratta, in fin dei conti, del Presidente del Paese dove vive la piu’ grande comunita’ di italo-discendenti al mondo e di una delle potenze economiche che piu’ cresce e si sviluppa, in settori strategicamente interessanti se non addirittura complementari per l’economia italiana.
Buon viaggio, Presidente, e in bocca al lupo…!
terça-feira, 30 de setembro de 2008
LA CROCE ROSSA AVRA' UN NUOVO SIMBOLO
L’On. Fabio Porta e’ intervenuto alla Camera nel dibattito sulla ratifica, da parte del Parlamento Italiano, del Protocollo di Ginevra che introduce un nuovo simbolo accanto a quelli gia’ esistenti.
“Il Protocollo – ha detto nel suo intervento l’On. Porta - riconosce un emblema aggiuntivo che rappresentera’, al pari della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa, il relativo Movimento Internazionale; l’adozione di questo nuovo “simbolo” (un riquadro rosso poggiato su una punta, denominato “cristallo rosso”) e’ il frutto di una lunga discussione nata dall’esigenza di creare un simbolo universalmente accettato e riconosciuto ma al tempo stesso non riconducibile a nessun altro simbolo religioso o politico, differentemente da quanto accade o e’ accaduto per i due simboli piu’ noti”
“Il “cristallo rosso” – ha chiarito il deputato del PD - non sostituira’ comunque la Croce Rossa o la Mezza Luna Rossa; rappresentera’ semplicemente una ulteriore opzione, da utilizzare soprattutto nelle situazioni di conflitto armato, ossia in funzione prevalentemente “protettiva”; funzione distinta da quella “indicativa”, ossia dall’uso in iniziative ed eventi pubblici e in tempo di pace, nel corso delle quali ciascuna organizzazione continuera’ ad usare i simboli tradizionalmente conosciuti”.
“Nella storia dell’umanita’, ed in particolare in quella delle organizzazioni politiche nazionali e internazionali, i simboli hanno sempre rappresentato qualcosa di piu’ di semplici contrassegni identificativi; non occorre andare lontano e basti pensare, per noi italiani, alla forza evocativa e rappresentativa della bandiera europea, oggi simbolo di pace e di unita’ di azione – anche se tra nazioni diverse – in tutto il mondo”
“Il simbolo della Croce Rossa Internazionale, che tutti abbiamo imparato a conoscere e a rispettare, e’ senza dubbio uno dei simboli piu’ noti a livello mondiale; un emblema universalmente rispettato che incarna uno dei sentimenti piu’ alti dell’umanita’: il mutuo soccorso e la tutela della dignita’ della persona, anche se ferita e indebolita. Questo simbolo e’ uno dei pochi a godere di una specifica tutela da parte del diritto internazionale ed e’ per questo motivo che il nostro Parlamento e’ chiamato oggi ad occuparsene formalmente”.
“Purtroppo – ha aggiunto l’On. Porta - questo voto, che sicuramente confermera’ la sensibilita’ internazionale e la storica vocazione del nostro Paese in materia di cooperazione e solidarietà internazionale, cade in un momento storico nel quale proprio l’Italia non si sta contraddistinguendo per l’attenzione alla dimensione multilaterale del sostegno alla pace ed allo sviluppo tra i popoli. Mi riferisco alla grave caduta dei fondi destinati agli organismi internazionali di cooperazione ed alle stesse agenzie delle Nazioni Unite; e’ di questi giorni il grido di allarme delle Ong , raccolto peraltro – perlomeno a parole – anche da alcuni esponenti della maggioranza e del Governo, contro i “tagli” alla cooperazione allo sviluppo, che allontanano sempre piu’ il nostro Paese dal rispetto degli “Obiettivi del Millennio”.
“Il Protocollo – ha detto nel suo intervento l’On. Porta - riconosce un emblema aggiuntivo che rappresentera’, al pari della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa, il relativo Movimento Internazionale; l’adozione di questo nuovo “simbolo” (un riquadro rosso poggiato su una punta, denominato “cristallo rosso”) e’ il frutto di una lunga discussione nata dall’esigenza di creare un simbolo universalmente accettato e riconosciuto ma al tempo stesso non riconducibile a nessun altro simbolo religioso o politico, differentemente da quanto accade o e’ accaduto per i due simboli piu’ noti”
“Il “cristallo rosso” – ha chiarito il deputato del PD - non sostituira’ comunque la Croce Rossa o la Mezza Luna Rossa; rappresentera’ semplicemente una ulteriore opzione, da utilizzare soprattutto nelle situazioni di conflitto armato, ossia in funzione prevalentemente “protettiva”; funzione distinta da quella “indicativa”, ossia dall’uso in iniziative ed eventi pubblici e in tempo di pace, nel corso delle quali ciascuna organizzazione continuera’ ad usare i simboli tradizionalmente conosciuti”.
“Nella storia dell’umanita’, ed in particolare in quella delle organizzazioni politiche nazionali e internazionali, i simboli hanno sempre rappresentato qualcosa di piu’ di semplici contrassegni identificativi; non occorre andare lontano e basti pensare, per noi italiani, alla forza evocativa e rappresentativa della bandiera europea, oggi simbolo di pace e di unita’ di azione – anche se tra nazioni diverse – in tutto il mondo”
“Il simbolo della Croce Rossa Internazionale, che tutti abbiamo imparato a conoscere e a rispettare, e’ senza dubbio uno dei simboli piu’ noti a livello mondiale; un emblema universalmente rispettato che incarna uno dei sentimenti piu’ alti dell’umanita’: il mutuo soccorso e la tutela della dignita’ della persona, anche se ferita e indebolita. Questo simbolo e’ uno dei pochi a godere di una specifica tutela da parte del diritto internazionale ed e’ per questo motivo che il nostro Parlamento e’ chiamato oggi ad occuparsene formalmente”.
“Purtroppo – ha aggiunto l’On. Porta - questo voto, che sicuramente confermera’ la sensibilita’ internazionale e la storica vocazione del nostro Paese in materia di cooperazione e solidarietà internazionale, cade in un momento storico nel quale proprio l’Italia non si sta contraddistinguendo per l’attenzione alla dimensione multilaterale del sostegno alla pace ed allo sviluppo tra i popoli. Mi riferisco alla grave caduta dei fondi destinati agli organismi internazionali di cooperazione ed alle stesse agenzie delle Nazioni Unite; e’ di questi giorni il grido di allarme delle Ong , raccolto peraltro – perlomeno a parole – anche da alcuni esponenti della maggioranza e del Governo, contro i “tagli” alla cooperazione allo sviluppo, che allontanano sempre piu’ il nostro Paese dal rispetto degli “Obiettivi del Millennio”.
segunda-feira, 18 de agosto de 2008
IL DIRITTO ALLA FELICITA'
Ero presente, unico parlamentare italiano, alla suggestiva cerimonia di insediamento alla Presidenza della Repubblica del Paraguay di Fernando Lugo. Una cerimonia semplice, se vogliamo, ma autenticamente popolare; uno di quei rari momenti nei quali la politica riscopre la sua ragione di essere, il genuino e vitale legame che sempre dovrebbe unire governati e governanti.
A pochi metri di distanza dal palco delle autorita’ ho ascoltato il breve ma ricco discorso rivolto da un emozionantissimo Presidente agli ospiti presenti e, in primo luogo, ai suoi concittadini.
Alcuni passaggi mi hanno particolarmente colpito: il riferimento alla “rinascente democrazia”, dopo lunghi anni di dittatura prima e di corruzione e ingiustizia poi; il saluto e l’omaggio all’altro Paraguay, quello degli oltre tre milioni di emigrati fuori dai confini nazionali; il richiamo alle origini indigene della popolazione, con interi passaggi del discorso (e della stessa cerimonia) pronunciati in guarani’, la lingua locale (il Paraguay e’ l’unica nazione del Sudamerica a praticare il bilinguismo, NdA).
Ma e’ l’appello finale rivolto ai giovani, che in Paraguay rappresentano oltre l’ottanta per cento della popolazione, ad avermi fatto riflettere grazie ad un parallelismo curioso ma reale.
“Abbiate il diritto di essere felici, non rinunciate alla vostra felicita’, alla gioia di vivere e di voler costruire il proprio futuro !”: con queste parole il neo-Presidente si rivolgeva ad una popolazione che, secondo alcune recenti statistiche, faceva del Paraguay il Paese Sudamericano con il minore “tasso di felicita’”.
La felicita’ si nutre infatti di fiducia, di fiducia nel futuro anzitutto, nella possibilita’ di costruire un avvenire migliore per se’ e per i propri figli; un valore seriamente compromesso quando le prospettive di crescita e di sviluppo sono scarse ma ancora di piu’ quando le redini di un Paese sono in mano ad una classe politica distante dai reali interessi della gente.
Ascoltavo le vibranti parole di Lugo e pensavo all’Italia; si’, al nostro Paese che un’analoga statistica continentale ha definito appunto il “meno felice” con riferimento al sentimento generale esistente tra la popolazione italiana.
Italia e Paraguay: cosi’ lontani ma, chi lo avrebbe mai detto, cosi’ vicini.
Con una fondamentale differenza: non occorreva essere un sociologo per intuire, passeggiando per le strade di Asuncion il 15 agosto, che la fiducia e la speranza stanno tornando ad alimentare la gioventu’ del Paraguay; la fiducia in un Capo di Governo serio ed onesto, sinceramente compromesso con una causa e con un programma, la speranza in un cambiamento difficile ma non impossibile, come ha voluto sottolineare Lugo in un altro passaggio del suo discorso.
Non mi sembra che a Roma o a Milano si respiri lo stesso clima di riscatto; al contrario: l’Italia continua, forse anche al di la’ del plausibile, ad essere attraversata da una nube spessa e ormai non piu’ passeggera: la nube del pessimismo e della sfiducia nel futuro.
In questo caso forse sarebbe necessario fare ricorso ai metodi ed alle tecniche della ricerca sociale, ma eviterei in questa sede un simile approfondimento.
Cio’ che mi premeva evidenziare, e che l’inizio del mandato dell’ultimo dei leader democraticamente eletti in Sudamerica mi ha ispirato a fare, e’ questo collegamento spesso dimenticato tra felicita’ e politica, tra qualita’ di vita e scelte di governo.
Non dimentichiamolo mai: la felicita’ e’ un diritto, e la politica ha il dovere di adoperarsi per il pieno rispetto di questa fondamentale aspirazione dell’uomo, ovunque esso viva.
A pochi metri di distanza dal palco delle autorita’ ho ascoltato il breve ma ricco discorso rivolto da un emozionantissimo Presidente agli ospiti presenti e, in primo luogo, ai suoi concittadini.
Alcuni passaggi mi hanno particolarmente colpito: il riferimento alla “rinascente democrazia”, dopo lunghi anni di dittatura prima e di corruzione e ingiustizia poi; il saluto e l’omaggio all’altro Paraguay, quello degli oltre tre milioni di emigrati fuori dai confini nazionali; il richiamo alle origini indigene della popolazione, con interi passaggi del discorso (e della stessa cerimonia) pronunciati in guarani’, la lingua locale (il Paraguay e’ l’unica nazione del Sudamerica a praticare il bilinguismo, NdA).
Ma e’ l’appello finale rivolto ai giovani, che in Paraguay rappresentano oltre l’ottanta per cento della popolazione, ad avermi fatto riflettere grazie ad un parallelismo curioso ma reale.
“Abbiate il diritto di essere felici, non rinunciate alla vostra felicita’, alla gioia di vivere e di voler costruire il proprio futuro !”: con queste parole il neo-Presidente si rivolgeva ad una popolazione che, secondo alcune recenti statistiche, faceva del Paraguay il Paese Sudamericano con il minore “tasso di felicita’”.
La felicita’ si nutre infatti di fiducia, di fiducia nel futuro anzitutto, nella possibilita’ di costruire un avvenire migliore per se’ e per i propri figli; un valore seriamente compromesso quando le prospettive di crescita e di sviluppo sono scarse ma ancora di piu’ quando le redini di un Paese sono in mano ad una classe politica distante dai reali interessi della gente.
Ascoltavo le vibranti parole di Lugo e pensavo all’Italia; si’, al nostro Paese che un’analoga statistica continentale ha definito appunto il “meno felice” con riferimento al sentimento generale esistente tra la popolazione italiana.
Italia e Paraguay: cosi’ lontani ma, chi lo avrebbe mai detto, cosi’ vicini.
Con una fondamentale differenza: non occorreva essere un sociologo per intuire, passeggiando per le strade di Asuncion il 15 agosto, che la fiducia e la speranza stanno tornando ad alimentare la gioventu’ del Paraguay; la fiducia in un Capo di Governo serio ed onesto, sinceramente compromesso con una causa e con un programma, la speranza in un cambiamento difficile ma non impossibile, come ha voluto sottolineare Lugo in un altro passaggio del suo discorso.
Non mi sembra che a Roma o a Milano si respiri lo stesso clima di riscatto; al contrario: l’Italia continua, forse anche al di la’ del plausibile, ad essere attraversata da una nube spessa e ormai non piu’ passeggera: la nube del pessimismo e della sfiducia nel futuro.
In questo caso forse sarebbe necessario fare ricorso ai metodi ed alle tecniche della ricerca sociale, ma eviterei in questa sede un simile approfondimento.
Cio’ che mi premeva evidenziare, e che l’inizio del mandato dell’ultimo dei leader democraticamente eletti in Sudamerica mi ha ispirato a fare, e’ questo collegamento spesso dimenticato tra felicita’ e politica, tra qualita’ di vita e scelte di governo.
Non dimentichiamolo mai: la felicita’ e’ un diritto, e la politica ha il dovere di adoperarsi per il pieno rispetto di questa fondamentale aspirazione dell’uomo, ovunque esso viva.
quinta-feira, 31 de julho de 2008
LA PRIMA RIUNIONE DEL COMITATO SUI DIRITTI UMANI: NON DIMENTICHIAMOCI DI DETENUTI E OSTAGGI ITALIANI ALL'ESTERO !
Si e’ svolta a Roma la prima riunione del Comitato per i Diritti Umani, istituito dalla Commissione Esteri della Camera dei Deputati.
Il Presidente Furio Colombo (PD) ha esposto, nella sua relazione introduttiva, le principali linee-guida che orienteranno i lavori di questo importante Comitato.
La moratoria contro la pena di morte, la difesa dei diritti civili, la tutela di tutte le minoranze, la lotta al terrorismo sono stati alcuni tra i temi principali al centro dell’intervento del Presidente e dei successivi interventi dei parlamentari di maggioranza e opposizione.
Nel corso della discussione sono intervenuti i deputati Marco Fedi e Fabio Porta, entrambi eletti all’estero nelle file del Partito Democratico.
I due parlamentari hanno fatto riferimento alla grave situazione dei tanti italiani detenuti all’estero, come anche ai diversi ostaggi in mano a sequestratori in varie parti del mondo.
“Spesso la condizione di un italiano detenuto all’estero e’ ai limiti del rispetto delle piu’ elementari norme di diritto civile internazionale – ha sostenuto l’On. Porta – a volte per la mancanza di accordi bilaterali con l’Italia, altre per le oggettive condizioni delle carceri (penso, per esempio, a tanti Paesi del Sudamerica)”.
“Non vanno dimenticati nemmeno – ha aggiunto il deputato italiano eletto nella Ripartizione Sudamerica – quanti ancora oggi sono ostaggio di sequestratori o bande armate, in Sudamerica come in Africa”.
Rispetto a tutte queste situazioni la Presidenza del Comitato ha deciso di affidare proprio all’On. Porta una relazione specifica da presentare nei prossimi mesi.
Il Presidente Furio Colombo (PD) ha esposto, nella sua relazione introduttiva, le principali linee-guida che orienteranno i lavori di questo importante Comitato.
La moratoria contro la pena di morte, la difesa dei diritti civili, la tutela di tutte le minoranze, la lotta al terrorismo sono stati alcuni tra i temi principali al centro dell’intervento del Presidente e dei successivi interventi dei parlamentari di maggioranza e opposizione.
Nel corso della discussione sono intervenuti i deputati Marco Fedi e Fabio Porta, entrambi eletti all’estero nelle file del Partito Democratico.
I due parlamentari hanno fatto riferimento alla grave situazione dei tanti italiani detenuti all’estero, come anche ai diversi ostaggi in mano a sequestratori in varie parti del mondo.
“Spesso la condizione di un italiano detenuto all’estero e’ ai limiti del rispetto delle piu’ elementari norme di diritto civile internazionale – ha sostenuto l’On. Porta – a volte per la mancanza di accordi bilaterali con l’Italia, altre per le oggettive condizioni delle carceri (penso, per esempio, a tanti Paesi del Sudamerica)”.
“Non vanno dimenticati nemmeno – ha aggiunto il deputato italiano eletto nella Ripartizione Sudamerica – quanti ancora oggi sono ostaggio di sequestratori o bande armate, in Sudamerica come in Africa”.
Rispetto a tutte queste situazioni la Presidenza del Comitato ha deciso di affidare proprio all’On. Porta una relazione specifica da presentare nei prossimi mesi.
quinta-feira, 17 de julho de 2008
IL MIO DISCORSO ALLA CAMERA SULLA FINANZIARIA
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,
con la discussione, ed il voto che ne seguira’, sulla manovra finanziaria proposta dal Governo siamo chiamati a decidere su un provvedimento che incide direttamente sulla vita e sul futuro dell’Italia e dei suoi cittadini, di quelli residenti nel nostro Paese e di quei milioni che vivono all’estero che con il loro voto hanno scelto i loro rappresentanti in Parlamento.
Nel decreto legge oggi all’esame della Camera si individuano in maniera chiara gli indirizzi di politica economica del Governo Berlusconi; in maniera chiara ma allo stesso tempo confusa, se consideriamo i “tagli” dissennati e scriteriati in esso contenuti.
A scandalizzare infatti non sono i “tagli”, ossia le riduzioni di spesa sui capitoli del bilancio dello Stato, quanto la loro illogicita’ e – come affermato in questi giorni dalla Banca d’Italia – il fatto che tali provvedimenti non avranno nessun effetto di crescita sul PIL, mentre si aumentano le tasse, si riducono gli investimenti e non si interviene in alcun modo su stipendi, salari e pensioni basse.
Governare significa saper decidere, e quindi operare delle scelte, anche se queste a volte possono essere impopolari.
“Tagliare”, ridurre le spese, risparmiare, a volte e’ necessario, e cio’ comporta di conseguenza una individuazione di priorita’, l’indicazione di un percorso, di una tendenza: saper scegliere, appunto !
Ecco, di fronte alle scelte che questo Governo sta compiendo abbiamo chiara una cosa: l’Italia e il suo futuro non sono al centro della manovra politico-finanziaria dell’esecutivo presieduto da Silvio Berlusconi.
Guardate: sono convinto che tanti italiani, in Italia e all’estero, hanno votato per la coalizione guidata dall’attuale Presidente del Consiglio convinti – o speranzosi – che con le sue grandi capacita’ di manager e di imprenditore quest’ultimo riuscisse – come recitava il suo slogan – a “rialzare l’Italia”.
Una lettura attenta del decreto in discussione ci dice esattamente il contrario: l’Italia, con questi provvedimenti, rischia di addormentarsi, se non di entrare in uno stato di coma profondo.
Come rialzare l’Italia quando a fronte di tanti proclami sulla sicurezza, piu’ o meno demagogici, si tagliano drasticamente i fondi relativi? O quando, a fronte di altrettanti discorsi sullo stato della nostra giustizia si mortifica proprio questa amministrazione con una severa riduzione dei fondi ad essa destinati ?
O ancora, come e’ possibile continuare a riempirci la bocca dell’Italia leader mondiale in materia di cultura quando nel prossimo triennio si preannuncia una decurtazione di quasi 900 milioni degli stanziamenti previsti per questo settore di vitale importanza per il Paese?
Per non parlare poi dell’unica misura (peraltro ancora allo studio del Governo) con la quale si intenderebbe intervenire sule classi sociali più deboli: la cosiddetta “Social Card”, o meglio la “tessera della povertà”. Un intervento che non si applicherebbe agli stranieri residenti in Italia, tantomeno ai nostri concittadini residenti all’estero. In una parola: un bell’esempio di INCIVILTA’.
Permettetemi poi di fare un riferimento specifico alla politica estera.
Il Presidente del Consiglio Berlusconi, nel corso della scorsa campagna elettorale, ha inviato una lettera agli oltre 4 milioni di elettori italiani sparsi in tutto il mondo; nella missiva prometteva un grande impegno per rilanciare la presenza italiana sulla scena internazionale, soprattutto per garantire alle nostre comunita’ residenti all’estero adeguate politiche e specifici programmi di intervento.
Bene. Basta osservare i tagli draconiani che la manovra finanziaria che ci viene presentata dal Governo riserva al Ministero degli Affari Esteri per rendersi conto che quelle parole erano, ancora una volta, puro marketing elettorale, anzi pura demagogia nazionalpopolare.
32 milioni di euro in meno per il 2008, 50 in meno per il 2009, addirittura 100 per il 2010 !
Questi tagli colpiscono al cuore, forse in maniera irrecuperabile, la nostra gia’ precaria rete diplomatico-consolare all’estero oltre a mortificare, penalizzandole, le nostre comunita’ che tanto hanno dato (e mi riferisco alle rimesse, ancora rilevanti, dei nostri connazionali all’estero) ma che tanto – lo sottolineo con forza – possono continuare a dare.
Porto qui ad esempio la comunita’ degli italiani che, come il sottoscritto, risiedono in Brasile, un Paese continentale dove vivono oltre 200 milioni di persone.
Ebbene, in Brasile vivono oggi circa 300mila nostri connazionali, mentre 100 volte di piu’ (30 milioni) sono i brasiliani di origine italiana; nel 2020 (e cito il “Rapporto 2020” sulle scelte di politica estera redatto dal Mae lo scorso anno a cura di un gruppo di lavoro del quale oltre all’allora Ministro D’Alema faceva parte l’attuale Ministro Frattini) il Brasile sara’ la quinta o sesta potenza mondiale, mentre noi forse saremo la decima o l’undicesima.
Dati come questo dovrebbero spingerci a riflettere, e in particolare ad investire in questo potenziale enorme di rapporti, di cultura, di scambi economici e commerciali, sulla linea di quanto stava facendo il Governo Prodi ed il suo Ministro degli Esteri D’Alema.
Adesso, a quanto pare, si mette il freno a mano su questa direzione di marcia, anzi si fa una vera e propria marcia indietro, anche rispetto ai risultati ottenuti sulla finanziaria del 2007.
Senza dire poi che ai 182 milioni di tagli per i prossimi tre anni si deve aggiungere – per il solo 2008 – il congelamento del fondo di accantonamento che prevedeva per il Ministero degli Esteri un ammontare di 80 milioni di euro, gia’ ridotti ad 8 dal Consiglio dei Ministri e – dalle ultime informazioni in nostro possesso – destinate addirittura ad azzerarsi.
O ancora, all’eliminazione, per i nostri Consolati, della possibilita’ di attingere al fondo ricavato dal 40% delle tasse e imposte raccolte localmente, spesso vitale per l’espletamento di semplici funzioni amministrative.
Ancora più triste il capitolo della cooperazione allo sviluppo, non solo quella bilaterale, che questo Governo si appresta a diminuire ulteriormente, relegando l’Italia all’ultimo posto tra i Paesi più ricchi e sviluppati; ma anche quella multilaterale – affidata cioè alle grandi agenzie internazionali – visto che oggi stesso il Direttore dell’IFAD (Istituzione delle Nazioni Unite) alle Commissioni Esteri e Agricoltura riunite congiuntamente ricordava come l’Italia non abbia ancora onorato il suo impegno di finanziare anche quest’anno questa agenzia, tradizionalmente sostenuta dall’importante contributo del nostro Paese.
Concludendo: non si rialza cosi’ l’Italia, cosi’ la si puo’ solo azzoppare, in maniera dura e forse irrimediabile !
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,
vorrei esprimere in quest’aula il disagio, la rabbia e l’indignazione di quanti continuano a credere al grande ruolo dell’Italia a livello europeo ed internazionale; voglio farlo anche a nome dei nostri concittadini residenti all’estero, che da questa finanziaria non sono visti ne’ come oggetto di politiche specifiche, tantomeno – come avremmo voluto – come soggetto attivo fondamentale e strategicamente rilevante del rilancio della presenza italiana nel mondo e della relativa crescita economica del nostro Paese.
Ridurre i fondi destinati alla nostra rete consolare, dimezzare le risorse per l’assistenza ai nostri connazionali indigenti che vivono all’estero, ridimensionare o eliminare i fondi per la formazione professionale, la diffusione della lingua, l’internazionalizzazione delle imprese, azzerare (o quasi) la nostra cooperazione allo sviluppo: tutto cio’ vuole dire non rispettare la storia ed il valore della nostra emigrazione, non conoscere la realta’ e la dimensione della nostra presenza all’estero, ma soprattutto non capire come una delle chiavi per lo sviluppo futuro del nostro Paese passi dal rafforzamento e dalla qualificazione del ruolo internazionale dell’Italia e non dalla mortificazione degli italiani nel mondo o dalla riduzione drastica delle risorse destinate al Ministero degli Esteri.
con la discussione, ed il voto che ne seguira’, sulla manovra finanziaria proposta dal Governo siamo chiamati a decidere su un provvedimento che incide direttamente sulla vita e sul futuro dell’Italia e dei suoi cittadini, di quelli residenti nel nostro Paese e di quei milioni che vivono all’estero che con il loro voto hanno scelto i loro rappresentanti in Parlamento.
Nel decreto legge oggi all’esame della Camera si individuano in maniera chiara gli indirizzi di politica economica del Governo Berlusconi; in maniera chiara ma allo stesso tempo confusa, se consideriamo i “tagli” dissennati e scriteriati in esso contenuti.
A scandalizzare infatti non sono i “tagli”, ossia le riduzioni di spesa sui capitoli del bilancio dello Stato, quanto la loro illogicita’ e – come affermato in questi giorni dalla Banca d’Italia – il fatto che tali provvedimenti non avranno nessun effetto di crescita sul PIL, mentre si aumentano le tasse, si riducono gli investimenti e non si interviene in alcun modo su stipendi, salari e pensioni basse.
Governare significa saper decidere, e quindi operare delle scelte, anche se queste a volte possono essere impopolari.
“Tagliare”, ridurre le spese, risparmiare, a volte e’ necessario, e cio’ comporta di conseguenza una individuazione di priorita’, l’indicazione di un percorso, di una tendenza: saper scegliere, appunto !
Ecco, di fronte alle scelte che questo Governo sta compiendo abbiamo chiara una cosa: l’Italia e il suo futuro non sono al centro della manovra politico-finanziaria dell’esecutivo presieduto da Silvio Berlusconi.
Guardate: sono convinto che tanti italiani, in Italia e all’estero, hanno votato per la coalizione guidata dall’attuale Presidente del Consiglio convinti – o speranzosi – che con le sue grandi capacita’ di manager e di imprenditore quest’ultimo riuscisse – come recitava il suo slogan – a “rialzare l’Italia”.
Una lettura attenta del decreto in discussione ci dice esattamente il contrario: l’Italia, con questi provvedimenti, rischia di addormentarsi, se non di entrare in uno stato di coma profondo.
Come rialzare l’Italia quando a fronte di tanti proclami sulla sicurezza, piu’ o meno demagogici, si tagliano drasticamente i fondi relativi? O quando, a fronte di altrettanti discorsi sullo stato della nostra giustizia si mortifica proprio questa amministrazione con una severa riduzione dei fondi ad essa destinati ?
O ancora, come e’ possibile continuare a riempirci la bocca dell’Italia leader mondiale in materia di cultura quando nel prossimo triennio si preannuncia una decurtazione di quasi 900 milioni degli stanziamenti previsti per questo settore di vitale importanza per il Paese?
Per non parlare poi dell’unica misura (peraltro ancora allo studio del Governo) con la quale si intenderebbe intervenire sule classi sociali più deboli: la cosiddetta “Social Card”, o meglio la “tessera della povertà”. Un intervento che non si applicherebbe agli stranieri residenti in Italia, tantomeno ai nostri concittadini residenti all’estero. In una parola: un bell’esempio di INCIVILTA’.
Permettetemi poi di fare un riferimento specifico alla politica estera.
Il Presidente del Consiglio Berlusconi, nel corso della scorsa campagna elettorale, ha inviato una lettera agli oltre 4 milioni di elettori italiani sparsi in tutto il mondo; nella missiva prometteva un grande impegno per rilanciare la presenza italiana sulla scena internazionale, soprattutto per garantire alle nostre comunita’ residenti all’estero adeguate politiche e specifici programmi di intervento.
Bene. Basta osservare i tagli draconiani che la manovra finanziaria che ci viene presentata dal Governo riserva al Ministero degli Affari Esteri per rendersi conto che quelle parole erano, ancora una volta, puro marketing elettorale, anzi pura demagogia nazionalpopolare.
32 milioni di euro in meno per il 2008, 50 in meno per il 2009, addirittura 100 per il 2010 !
Questi tagli colpiscono al cuore, forse in maniera irrecuperabile, la nostra gia’ precaria rete diplomatico-consolare all’estero oltre a mortificare, penalizzandole, le nostre comunita’ che tanto hanno dato (e mi riferisco alle rimesse, ancora rilevanti, dei nostri connazionali all’estero) ma che tanto – lo sottolineo con forza – possono continuare a dare.
Porto qui ad esempio la comunita’ degli italiani che, come il sottoscritto, risiedono in Brasile, un Paese continentale dove vivono oltre 200 milioni di persone.
Ebbene, in Brasile vivono oggi circa 300mila nostri connazionali, mentre 100 volte di piu’ (30 milioni) sono i brasiliani di origine italiana; nel 2020 (e cito il “Rapporto 2020” sulle scelte di politica estera redatto dal Mae lo scorso anno a cura di un gruppo di lavoro del quale oltre all’allora Ministro D’Alema faceva parte l’attuale Ministro Frattini) il Brasile sara’ la quinta o sesta potenza mondiale, mentre noi forse saremo la decima o l’undicesima.
Dati come questo dovrebbero spingerci a riflettere, e in particolare ad investire in questo potenziale enorme di rapporti, di cultura, di scambi economici e commerciali, sulla linea di quanto stava facendo il Governo Prodi ed il suo Ministro degli Esteri D’Alema.
Adesso, a quanto pare, si mette il freno a mano su questa direzione di marcia, anzi si fa una vera e propria marcia indietro, anche rispetto ai risultati ottenuti sulla finanziaria del 2007.
Senza dire poi che ai 182 milioni di tagli per i prossimi tre anni si deve aggiungere – per il solo 2008 – il congelamento del fondo di accantonamento che prevedeva per il Ministero degli Esteri un ammontare di 80 milioni di euro, gia’ ridotti ad 8 dal Consiglio dei Ministri e – dalle ultime informazioni in nostro possesso – destinate addirittura ad azzerarsi.
O ancora, all’eliminazione, per i nostri Consolati, della possibilita’ di attingere al fondo ricavato dal 40% delle tasse e imposte raccolte localmente, spesso vitale per l’espletamento di semplici funzioni amministrative.
Ancora più triste il capitolo della cooperazione allo sviluppo, non solo quella bilaterale, che questo Governo si appresta a diminuire ulteriormente, relegando l’Italia all’ultimo posto tra i Paesi più ricchi e sviluppati; ma anche quella multilaterale – affidata cioè alle grandi agenzie internazionali – visto che oggi stesso il Direttore dell’IFAD (Istituzione delle Nazioni Unite) alle Commissioni Esteri e Agricoltura riunite congiuntamente ricordava come l’Italia non abbia ancora onorato il suo impegno di finanziare anche quest’anno questa agenzia, tradizionalmente sostenuta dall’importante contributo del nostro Paese.
Concludendo: non si rialza cosi’ l’Italia, cosi’ la si puo’ solo azzoppare, in maniera dura e forse irrimediabile !
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,
vorrei esprimere in quest’aula il disagio, la rabbia e l’indignazione di quanti continuano a credere al grande ruolo dell’Italia a livello europeo ed internazionale; voglio farlo anche a nome dei nostri concittadini residenti all’estero, che da questa finanziaria non sono visti ne’ come oggetto di politiche specifiche, tantomeno – come avremmo voluto – come soggetto attivo fondamentale e strategicamente rilevante del rilancio della presenza italiana nel mondo e della relativa crescita economica del nostro Paese.
Ridurre i fondi destinati alla nostra rete consolare, dimezzare le risorse per l’assistenza ai nostri connazionali indigenti che vivono all’estero, ridimensionare o eliminare i fondi per la formazione professionale, la diffusione della lingua, l’internazionalizzazione delle imprese, azzerare (o quasi) la nostra cooperazione allo sviluppo: tutto cio’ vuole dire non rispettare la storia ed il valore della nostra emigrazione, non conoscere la realta’ e la dimensione della nostra presenza all’estero, ma soprattutto non capire come una delle chiavi per lo sviluppo futuro del nostro Paese passi dal rafforzamento e dalla qualificazione del ruolo internazionale dell’Italia e non dalla mortificazione degli italiani nel mondo o dalla riduzione drastica delle risorse destinate al Ministero degli Esteri.
terça-feira, 17 de junho de 2008
COMMISSIONE ESTERI (2)..: AL PEGGIO NON C'E' MAI FINE...
“Tagli” per gli italiani all’estero: in Commissione Esteri l’opposizione del Gruppo del PD
Fabio Porta vota contro i “tagli” del Governo alla rete consolare e all’assistenza. Angeli (PDL) vota a favore, Picchi (PDL) e Merlo (MAIE) assenti.
Nel corso della seduta della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, la maggioranza ha presentato il Decreto Legge nr.93 del 2008 che prevede forti tagli al bilancio del Ministero degli Esteri.
Tra i tagli previsti spicca la riduzione di 5 milioni di euro per la tutela e l’assistenza degli italiani nel mondo e quello di dieci milioni di euro per il fondo del Ministero, che aggrava la gia’ triste situazione dei nostri consolati.
In Commissione ha riferito, a nome del Governo, il Sottosegretario con delega per gli italiani nel mondo, Senatore Mantica, che ha confermato i tagli sia pure impegnandosi a reperire in altri capitoli una piccola parte dei fondi soppressi.
A nome del gruppo del Partito Democratico e’ intervenuto il Vice Presidente della Commissione Franco Narducci che, a nome di tutti i deputati dell’opposizione, ha motivato la decisione di votare in maniera contraria.
Secondo il Deputato eletto in America Meridionale per il PD, Fabio Porta, “i tagli indicano gia’ che nelle priorita’ di questo governo gli italiani nel mondo vengono all’ultimo posto; mi sembra ancora piu’ grave – ha aggiunto Porta – il voto favorevole di un deputato dell’America Meridionale come Angeli (PDL) che dovrebbe essere sensibile a tagli come quelli su assistenza e rete consolare che colpiscono direttamente i nostri connazionali in Sudamerica”.
Il PD ha comunque annunciato una dura opposizione anche in Parlamento al provvedimento, attraverso specifici emendamenti che alla Camera e al Senato tenteranno di scongiurare questi gravi tagli alle politiche per gli italiani all’estero.
Fabio Porta vota contro i “tagli” del Governo alla rete consolare e all’assistenza. Angeli (PDL) vota a favore, Picchi (PDL) e Merlo (MAIE) assenti.
Nel corso della seduta della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, la maggioranza ha presentato il Decreto Legge nr.93 del 2008 che prevede forti tagli al bilancio del Ministero degli Esteri.
Tra i tagli previsti spicca la riduzione di 5 milioni di euro per la tutela e l’assistenza degli italiani nel mondo e quello di dieci milioni di euro per il fondo del Ministero, che aggrava la gia’ triste situazione dei nostri consolati.
In Commissione ha riferito, a nome del Governo, il Sottosegretario con delega per gli italiani nel mondo, Senatore Mantica, che ha confermato i tagli sia pure impegnandosi a reperire in altri capitoli una piccola parte dei fondi soppressi.
A nome del gruppo del Partito Democratico e’ intervenuto il Vice Presidente della Commissione Franco Narducci che, a nome di tutti i deputati dell’opposizione, ha motivato la decisione di votare in maniera contraria.
Secondo il Deputato eletto in America Meridionale per il PD, Fabio Porta, “i tagli indicano gia’ che nelle priorita’ di questo governo gli italiani nel mondo vengono all’ultimo posto; mi sembra ancora piu’ grave – ha aggiunto Porta – il voto favorevole di un deputato dell’America Meridionale come Angeli (PDL) che dovrebbe essere sensibile a tagli come quelli su assistenza e rete consolare che colpiscono direttamente i nostri connazionali in Sudamerica”.
Il PD ha comunque annunciato una dura opposizione anche in Parlamento al provvedimento, attraverso specifici emendamenti che alla Camera e al Senato tenteranno di scongiurare questi gravi tagli alle politiche per gli italiani all’estero.
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